Celiachia: ‘Epidemia di celiachia’, tante false diagnosi e troppo fai da te

di , 1 marzo 2018

Roma, 6 ott. (AdnKronos Salute) – Tra tutti i pazienti che si rivolgono all’ambulatorio dedicato presso la Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma, convinti di essere celiaci, la maggior parte è in realtà affetta da sindrome del colon irritabile e circa il 20% è portatore, senza saperlo, di allergia al grano che non ha nulla a che vedere con la celiachia. È quanto emerso da un’indagine curata da Italo De Vitis, Uoc Medicina interna e gastroenterologia, responsabile Uos Patologie dell’assorbimento intestinale, area Gastroenterologia, polo delle Scienze gastroenterologiche ed endocrino-metaboliche Fondazione Gemelli presso il presidio Columbus di cui si parla in occasione del workshop ‘Il grano: alimento amico o subdolo nemico’ che si svolge sabato 7 ottobre 2017 nella Sala Cabrini.

Il workshop ha lo scopo di fornire agli addetti ai lavori le basi per le diagnosi di tutte le patologie grano/glutine correlate: celiachia, allergia al grano/gastroenterite eosinofila e gluten sensitivity, che sono tre distinte patologie. La celiachia è una malattia autoimmune (in cui il sistema immunitario attacca le pareti dell’intestino) scatenata da reazione impropria al glutine, che è la principale proteina del grano. Ne soffre l’1% degli italiani. In passato, proprio per questi numeri (una persona su 100), era considerata una malattia rara, ma con la elaborazione dei nuovi Lea, la celiachia è approdata nella categoria di malattia cronica invalidante.

Esistono però ancora incertezze e perplessità nel percorso diagnostico della malattia celiaca. “Questo contesto è poi aggravato dal fatto che da tante parti il glutine viene ingiustamente demonizzato – spiega De Vitis – portando a troppe autodiagnosi di celiachia che poi sono di frequente sbagliate e che limitano gravemente l’ulteriore iter diagnostico. Occorre seguire le direttive scientifiche riprese in toto dal ministero della Salute e diramate a tutti gli addetti ai lavori, ma che pochi conoscono e applicano”.

“Dal nostro studio (che ha riguardato oltre 400 persone che sono giunte all’ambulatorio di Patologie dell’assorbimento intestinale del Presidio Columbus-Gemelli nel 2016 e che è in corso di verifica su più larga) è emerso anche che il 25-30% delle richieste di visita sono per presunta sensibilità al glutine, e che quasi tutti questi pazienti ricadono invece nella diagnosi di intestino ‘irritabile’ – prosegue De Vitis – Ma dai nostri dati preliminari quasi 1/5 di questi presunti sensibili al glutine (circa il 19%), esclusa con certezza la celiachia, potrebbero nascondere altre condizioni immunologiche ancor oggi poco note sebbene scientificamente provate”.

“Oggi è possibile fare una diagnosi certa di celiachia, ma occorre seguire scrupolosamente gli algoritmi che la scienza e il ministero mettono a disposizione di tutti i medici – ribadisce De Vitis – è preferibile per una maggiore utilizzazione di mezzi e di risorse umane che la diagnosi rimanga appannaggio di centri di eccellenza perché dietro la presunta diagnosi (spesso auto-posta) di gluten sensitivity (che porta come conseguenza a una autoprescrizione di dieta senza glutine, che impedisce poi una diagnosi certa di malattia celiaca) si possono nascondere altre patologie che è necessario evidenziare”.

Presso la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli sono in atto diverse ricerche su più fronti per capire i meccanismi biologici in gioco per tutte queste patologie per arrivare a individuare marker diagnostici più precisi per ciascuna di esse. Gli esperti del Policlinico, per evitare il fai da te e fare attenzione alle false diagnosi, danno delle raccomandazioni da seguire:

  1. Mai mettersi a dieta spontaneamente senza prima aver consultato medici esperti e affrontato i test necessari e appropriati per giungere alla diagnosi.
  2. Se si ha un sospetto di celiachia, rivolgersi al presidio di rete per la diagnosi della celiachia della Asl.
  3. Se di fronte a un sospetto di patologia glutine correlata i test della celiachia sono negativi, il medico deve approfondire il quadro clinico con ulteriori accertamenti e se ha dei dubbi deve inviare il paziente a un centro esperto per effettuare quegli esami allergologici che permettano di evidenziare o escludere una allergia alle altre proteine del grano.
  4. Solo se si risulta negativi sia in primis per la celiachia che successivamente all’allergia ad altre proteine del grano, si può ragionevolmente supporre la presenza della cosiddetta gluten sensitivity.

Fonti